Kizuna significa legami.
È una parola giapponese e, per una storia che parla di rugby, sembra quasi non avere bisogno di spiegazioni.
Il legame con una squadra. Quello con i compagni. Con una maglia, un campo, un luogo nel quale si è cresciuti. Quello che rimane anche quando una partita è finita o quando si smette di giocare.
Kizuna - Quando la squadra diventa casa parte da qui, ma sceglie una strada poco abituale per il rugby italiano: raccontare tutto questo attraverso il linguaggio del manga.
Il progetto nasce dall'incontro tra Alberto Luppi Musso e Paolo Ricchebono. Dentro le tavole entrano società reali, colori reali e personaggi costruiti a partire da rugbisti e rugbiste del presente e del passato.
È già abbastanza per capire che non siamo davanti a una semplice operazione grafica.
Per comprendere davvero Kizuna, però, conviene partire dalle persone che l'hanno costruito.
Due strade che si incontrano
Alberto Luppi Musso arriva al progetto dall'arte.
Nel suo percorso ci sono il disegno e la grafica, ma anche molti anni di musica, composizione e attività concertistica. Negli ultimi anni è tornato con decisione alla graphic novel e al manga, lavorando sull'illustrazione, sul character design e sulla narrazione visiva. Nella sua ricerca c'è anche un'attenzione alla leggibilità e alla costruzione di opere accessibili.
Questa storia personale aiuta a comprendere un aspetto di Kizuna che rischierebbe altrimenti di passare inosservato.
Il manga non è stato scelto come una cornice da applicare al rugby una volta terminato tutto il resto.
È il linguaggio con il quale il progetto viene costruito.
Trasformare una persona reale in un personaggio significa scegliere come rappresentarne il volto, il corpo, il movimento. Una maglia deve continuare a essere riconoscibile quando entra in una tavola. I colori di un club devono conservare qualcosa della propria identità pur diventando parte di un universo narrativo differente.
Serve immaginazione.
Serve tecnica.
E, molto semplicemente, bisogna saper disegnare.
Dall'altra parte c'è Paolo Ricchebono.
La sua storia passa praticamente per tutte le stanze del rugby.
Da giocatore ha trascorso quattordici anni nel Milan Rugby, conquistando quattro scudetti e vivendo esperienze con le selezioni nazionali giovanili, la Nazionale A e il Seven. Poi sono arrivati il lavoro da tecnico, la formazione e l'attività dirigenziale. Oggi è presidente e responsabile tecnico delle Province dell'Ovest ed è entrato nel Consiglio Federale della FIR in quota allenatori.
Due percorsi difficilmente sovrapponibili.
Da una parte chi possiede gli strumenti per creare un mondo sulla pagina.
Dall'altra chi il rugby lo conosce da dentro, dopo averlo giocato, allenato, insegnato e organizzato.
Kizuna comincia dall'incontro di queste competenze.
Ed è già, in qualche modo, coerente con il proprio nome.
Prima del campo c'è la curiosità
Da anni il rugby italiano si interroga su come raggiungere nuovi ragazzi e nuove ragazze.
La risposta passa inevitabilmente dalla scuola, dall'attività sul territorio, dal minirugby, dagli open day, dagli educatori e dalla capacità dei club di accogliere chi arriva per la prima volta.
Ma esiste un momento precedente.
Prima di entrare in un campo bisogna sapere che quel campo può interessarci.
Bisogna incontrare il rugby da qualche parte.
Per qualcuno succede guardando una partita insieme a un genitore. Per altri attraverso un compagno di scuola, un video, una fotografia o un atleta seguito sui social.
Kizuna prova ad aggiungere un'altra possibilità: una storia disegnata.
Il progetto utilizza il manga anche come strumento per avvicinare il rugby a persone che potrebbero non avere ancora alcun rapporto con questo sport.
Quanto questa strada potrà funzionare sarà qualcosa da osservare nel tempo.
La scelta del linguaggio, però, merita già attenzione.
Manga e anime fanno parte dell'immaginario di molti ragazzi e ragazze. Al loro interno trovano spazio crescita, amicizia, rivalità, sacrificio, allenamento, sconfitte, miglioramento, appartenenza al gruppo.
Non sono temi estranei al rugby.
Anzi.
Ed è probabilmente qui che l'incontro diventa più interessante.
Il rugby possiede già le storie.
Il manga offre un altro modo per raccontarle.
Non sempre deve essere il nuovo arrivato a imparare per primo
Entrare nel rugby significa anche entrare in un linguaggio.
Mischia, touche, breakdown, sostegno, avanzamento. Poi arrivano i rituali del club, il terzo tempo, le rivalità, le storie tramandate da una generazione all'altra.
Chi resta finisce per imparare tutto questo.
È parte del fascino di uno sport con un'identità molto forte.
Ma quando si cerca qualcuno che ancora non appartiene a quel mondo, può essere utile percorrere anche la strada opposta.
Presentarsi, almeno all'inizio, attraverso qualcosa che quella persona conosce già.
Non cambia il rugby.
Cambia il punto nel quale avviene il primo incontro.
È questa una delle idee più interessanti suggerite da Kizuna: per raggiungere pubblici nuovi non è sempre necessario aspettare che siano loro a decifrare per primi i nostri codici.
Ogni tanto possiamo impararne uno noi.
Rugbisti e rugbiste nella stessa storia
Kizuna compie anche un'altra scelta.
Dentro il suo universo entrano uomini e donne.
I personaggi sono costruiti a partire da rugbisti e rugbiste, in attività o appartenenti alla storia del gioco.
Non dovrebbe sorprendere.
Eppure vale la pena soffermarsi su questo punto.
Lo sport femminile continua spesso a essere raccontato dentro uno spazio separato. Prima viene presentato lo sport; poi arriva la sua versione femminile, quasi fosse necessario aggiungere ogni volta una specificazione.
In Kizuna il punto di partenza può essere diverso.
Ci sono persone che giocano a rugby.
Alcune sono uomini, altre donne.
Possono abitare lo stesso mondo narrativo.
Per chi segue già il rugby può sembrare una differenza minima. Per un ragazzo o una ragazza che lo incontra per la prima volta non necessariamente lo è.
Una ragazza può aprire quelle pagine e trovare immediatamente qualcuno che le somiglia.
Un ragazzo può seguire la storia di una rugbista senza che la sua presenza debba essere trasformata in un evento particolare.
Il rugby maschile e quello femminile conservano naturalmente campionati, squadre e percorsi differenti. Questo non impedisce di raccontarli come parti dello stesso sport.
Il modo in cui rappresentiamo un mondo contribuisce anche a stabilire chi riesce a immaginarsi al suo interno.
A volte l'inclusione comincia da una cosa molto semplice: esserci già.
Un linguaggio nuovo ha bisogno di persone che lo conoscano
Utilizzare il manga non rende automaticamente una comunicazione giovane.
Come non basta aprire un profilo social per sapere comunicare sui social o accendere una videocamera per diventare videomaker.
Ogni linguaggio porta con sé competenze, riferimenti e sensibilità.
Quando viene utilizzato soltanto come rivestimento, il risultato rischia di essere artificiale.
È un tema che va oltre Kizuna e riguarda il modo nel quale il rugby prova a innovare la propria comunicazione.
Aprirsi a linguaggi nuovi significa spesso aprire le porte a professionalità che tradizionalmente non vivevano dentro un club.
Illustratori.
Fotografi.
Videomaker.
Sviluppatori.
Autori.
Creator.
Persone che possono conoscere meno una mischia ordinata ma molto più profondamente lo strumento con il quale quella mischia può essere raccontata a qualcuno che non l'ha mai vista.
Non significa sostituire la competenza rugbistica.
Significa metterla in relazione con altre competenze.
È esattamente ciò che rende interessante l'incontro tra Luppi Musso e Ricchebono.
Nessuno dei due deve diventare l'altro.
È il progetto ad avere bisogno di entrambi.
Poi bisogna trovare qualcuno disposto a crederci
C'è infine una parte dell'innovazione che difficilmente finisce in primo piano.
Quella di chi dice sì.
Un'idea può essere buona e le persone che la realizzano possono essere competenti. Ma finché nessuno decide di sostenerla, aprirle una porta o affidarle una parte della propria identità, resta un'idea.
Con Kizuna lo hanno fatto realtà molto diverse tra loro.
Accanto a Province dell'Ovest, Avezzano, URPA Alessandria, Stade Valdôtain, Piacenza, Sanremo, Ruggers Tarvisium e Lazio Rugby, il progetto si è allargato coinvolgendo anche Salento Rugby, Rugbio Magoanine Rugby Club, CUS Milano, Sagene, Linci Milano e Montebelluna.
Un elenco che racconta già qualcosa della direzione intrapresa da Kizuna: club differenti per storia, territorio e dimensione che finiscono dentro lo stesso universo narrativo.
E l'elenco non sembra destinato a fermarsi qui.
Altre realtà stanno entrando, o potranno entrare, in un progetto che continua ad allargare i propri confini.
Significa accettare di vedere una parte del proprio mondo trasformata attraverso un linguaggio poco frequentato dalla comunicazione rugbistica.
Anche questo richiede fiducia.
Innovare quando esiste già un modello di successo da copiare è relativamente semplice.
Molto meno scontato è dare spazio a qualcosa mentre sta ancora cercando la propria strada.
Non tutto ciò che è nuovo funzionerà.
Non tutto ciò che è nuovo è migliore.
Ma se nessuno concede alle idee il tempo e lo spazio necessari per essere messe alla prova, non sapremo mai quali avrebbero potuto funzionare.
Chi crea innovazione ha un merito.
Ne ha uno anche chi decide di crederci abbastanza da permetterle di esistere.
Un progetto che non sembra voler rimanere fermo
Kizuna, intanto, continua a crescere.
Quello che è già stato mostrato racconta soltanto una parte del lavoro costruito intorno al progetto.
Alberto Luppi Musso sta lavorando anche su nuove direzioni, alcune delle quali potrebbero allargare ulteriormente l'universo che Kizuna ha iniziato a costruire.
Per ora è meglio non raccontare di più.
È però un segnale interessante.
Quando un linguaggio comincia a trovare una propria forma, le possibilità non si esauriscono necessariamente nella prima storia che ha permesso di sperimentarlo.
Possono nascere altri personaggi.
Altri punti di vista.
Altri modi di utilizzare quello stesso incontro tra manga e rugby.
Ed è forse questo uno degli elementi più interessanti da osservare nei prossimi passi del progetto.
Kizuna significa legami
Possiamo già guardare ciò che Kizuna ha messo insieme.
Un artista e un uomo di rugby si sono incontrati.
Hanno scelto un linguaggio che questo sport in Italia aveva frequentato poco.
Club differenti hanno deciso di partecipare.
Rugbisti e rugbiste sono entrati nello stesso universo.
E quella rete continua ad allargarsi.
Intorno alle tavole hanno cominciato ad aggiungersi persone, squadre, collaborazioni e possibilità.
La parola scelta per il titolo finisce così per descrivere qualcosa in più della storia raccontata nelle pagine.
Kizuna significa legami.
Quello tra una squadra e chi ne indossa la maglia.
Tra compagni.
Tra generazioni diverse di giocatori e giocatrici.
Tra rugby maschile e rugby femminile.
Ma anche tra club lontani, tra arte e sport, tra competenze che arrivano da percorsi differenti e tra persone che hanno deciso di costruire qualcosa insieme.
Forse raccontare il rugby a chi già lo ama è la parte più semplice.
La sfida interessante comincia quando proviamo a farci capire da chi ancora non lo conosce.
E, qualche volta, per riuscirci serve imparare una lingua nuova.
