Il 19 settembre 2026 Vittoria Ostuni Minuzzi è entrata in campo a Fontanafredda con una coincidenza difficile da ignorare: cinquantesima presenza con l’Italia e prima partita da capitana.
Due giorni prima Plinio Sciamanna le aveva affidato la guida della Nazionale per il nuovo ciclo, scegliendo Silvia Turani e Veronica Madia come vicecapitane. La Federazione aveva parlato esplicitamente di una ridefinizione delle leadership azzurre. Contro il Giappone, Ostuni Minuzzi ha poi segnato una meta nella vittoria per 55-21 e ha iniziato il proprio capitolo da capitana con il numero 50 accanto al nome.
Per arrivare a quella giornata bisogna tornare indietro di quarantuno anni. La ricostruzione non produce una linea perfettamente continua, soprattutto nelle prime stagioni. Per l’epoca recente esistono formazioni, comunicati e archivi facilmente consultabili; negli anni Ottanta e Novanta ci sono invece partite e tornei nei quali le fonti disponibili non consentono ancora di attribuire con certezza i gradi a una giocatrice.
Questo articolo distingue quindi tra capitane documentate di un ciclo, capitane di una competizione e capitane di una singola partita. Quando la documentazione non permette di essere più precisi, il vuoto resta dichiarato.
Riccione, 1985: la Nazionale prima della struttura
Il primo test della Nazionale italiana femminile si disputa il 22 giugno 1985 a Riccione. Italia-Francia termina 0-0, all’interno di un evento organizzato dall’UISP. Fino al riconoscimento federale dei primi anni Novanta, il rugby femminile italiano trova proprio nell’UISP il proprio spazio organizzativo.
La formazione ricostruita da Six Nations comprende Federica Faliva, Paola Bolcato, Marta Breda, Gabriella Appiani, Lorena Scomparin, Antonella Rossetti, Mafalda Palla, Maria Cristina Tonna, Mansueta Palla, Marzia Ghirardini, Paola Berlato, Cinzia Medschev, Bruna Collodo, Lorena Nave e Lorena Moscon. Tra le riserve figurano Vania Fabbris, Adelina Corbanese, Silvia Lolli, Norma Zanatta, Luisa Marchi e Paola Rossetti.
I ricordi delle protagoniste restituiscono un contesto lontanissimo dal rugby internazionale di oggi. Bruna Collodo ha raccontato le maglie arrivate in sacchi di plastica e una giornata vissuta con la leggerezza di chi non disponeva ancora di una struttura professionale. Antonella Rossetti ha spiegato che le giocatrici partecipavano direttamente all’organizzazione della Nazionale: trasferte, problemi quotidiani, gestione del gruppo.
Rossetti è indicata dalla FIR come storico capitano delle Azzurre degli anni Ottanta. La documentazione consultata non basta però per attribuirle con certezza i gradi proprio nel test del 22 giugno 1985. La distinzione è importante: Rossetti appartiene alla prima Italia ed è documentata come capitana di quell’epoca, ma i due dati non vanno fusi per deduzione.
In quegli anni il capitanato si esercitava dentro una squadra che stava ancora costruendo le condizioni necessarie per esistere come Nazionale stabile. La responsabilità sportiva si mescolava alla responsabilità pratica di tenere insieme un progetto.
Mafalda Palla e il primo Mondiale
Il 1991 offre uno dei primi punti fermi assoluti. La prima Coppa del Mondo femminile si disputa in Galles e la capitana dell’Italia è Mafalda Palla.
Il Media Guide ufficiale FIR per la Rugby World Cup 2025 conserva una sequenza molto utile: Mafalda Palla nel 1991, Antonella Rossetti nel 1998, Licia Stefan nel 2002, Sara Barattin nel 2017 ed Elisa Giordano nelle edizioni 2021 e 2025. È un registro delle capitane italiane ai Mondiali, non una cronologia completa di tutte le partite disputate tra una Coppa del Mondo e l’altra.
Palla porta quindi i gradi nella prima partecipazione mondiale dell’Italia. Nel 1998, sette anni più tardi, il ruolo al Mondiale torna ad Antonella Rossetti. Il dato suggerisce quanto poco sia corretto immaginare il periodo iniziale come una successione ordinata e definitiva: le leadership potevano cambiare in base alla composizione del gruppo, alla competizione e al momento.
Licia Stefan, dall’Europa al primo Sei Nazioni
Nel 2002 la capitana italiana alla Coppa del Mondo è Licia Stefan. La sua leadership accompagna una Nazionale ormai lontana dalla fase pionieristica, con quasi vent’anni di attività internazionale alle spalle.
Nel 2005 l’Italia conquista ad Amburgo il Campionato Europeo. Nella stessa edizione arriva anche il 52-0 contro la Germania, una delle vittorie più larghe della storia azzurra. Le ricostruzioni federali e biografiche attribuiscono a Stefan il capitanato di quella squadra; nel 2006 è ancora la capitana designata, anche se un problema fisico le impedisce di prendere parte all’Europeo.
Il passaggio decisivo arriva nel 2007, quando l’Italia entra nel Sei Nazioni femminile al posto della Spagna. Licia Stefan è la prima capitana azzurra nel Torneo. Da quel momento la continuità documentaria cresce sensibilmente: calendari annuali, formazioni e comunicati permettono di seguire il ruolo con molta più precisione.
Paola Zangirolami e il valore delle eccezioni
Dal 2008 al 2012 il nome associato al capitanato dell’Italia nel Sei Nazioni è Paola Zangirolami. I dati ufficiali FIR la indicano come capitana del ciclo successivo a Stefan.
Il 2010 mostra però perché una storia delle capitane non possa essere ridotta a un nome per stagione. Durante gli Europei FIRA di Strasburgo i gradi vengono affidati a Elisa Cucchiella, allora a 36 caps. È la sua prima volta da capitana dell’Italia.
Zangirolami resta la figura di riferimento del ciclo del Sei Nazioni, mentre Cucchiella guida la squadra in una specifica competizione. Il caso rende visibile una distinzione che vale anche per altri periodi: l’incarico principale e il capitanato di una singola occasione non sono la stessa cosa. Per gli anni meno documentati è ragionevole aspettarsi che esistano altre situazioni simili ancora da ricostruire.
Silvia Gaudino e il ciclo 2013-2015
Nel gennaio 2013 Silvia Gaudino arriva alla presentazione del Sei Nazioni con i gradi di capitana per la prima volta. La numero otto del Monza guiderà l’Italia nel Torneo fino al 2015.
Sono stagioni importanti per la crescita competitiva della Nazionale. Nel 2013 arriva una vittoria contro la Francia. Nel 2015 l’Italia chiude il Sei Nazioni al terzo posto con tre successi, compreso un altro contro le francesi; l’anno successivo arriverà la qualificazione alla Coppa del Mondo 2017.
Gaudino chiude il proprio percorso internazionale al termine di quel ciclo. Nel 2016 il ruolo passa a Sara Barattin.
Sara Barattin: leadership di campo
Quando Andrea Di Giandomenico propone a Sara Barattin di diventare capitana, nel 2016, la mediana di mischia non considera la scelta un passaggio automatico. In un’intervista pubblicata dalla FIR nel 2026 ha raccontato di avere chiamato alcune delle capitane che l’avevano preceduta, tra cui Paola Zangirolami e Silvia Gaudino, prima di accettare.
Barattin guida la Nazionale dal 2016 al 2018 e nel 2017 è capitana alla Coppa del Mondo in Irlanda. Nel suo racconto del ruolo tornano soprattutto l’esempio, l’empatia e la capacità di adattare la comunicazione alle persone che compongono il gruppo.
C’è anche una dimensione tecnica che raramente entra nelle statistiche: il rapporto con l’arbitro. La capitana deve comprendere rapidamente la linea arbitrale, scegliere quando intervenire e trasformare il dialogo in un vantaggio di gestione, senza farlo diventare una distrazione.
Nel 2023, ormai fuori dal ciclo ordinario di capitanato, Barattin riceve nuovamente i gradi per la sua 116esima e ultima presenza internazionale, contro il Galles a Parma. È un capitanato di giornata dal valore simbolico evidente, diverso dall’incarico continuativo che aveva ricoperto tra il 2016 e il 2018.
Manuela Furlan e l’Italia del 2019
Il 4 novembre 2018, a Calvisano contro la Scozia, Manuela Furlan disputa la sua prima partita da capitana della Nazionale. La FIR aveva annunciato il cambio pochi giorni prima: Furlan succede a Sara Barattin.
Pochi mesi più tardi guida l’Italia nel miglior Sei Nazioni della sua storia. Nel 2019 le Azzurre battono Scozia, Irlanda e Francia, pareggiano con il Galles e terminano il Torneo al secondo posto. Nell’ultima giornata, contro la Francia al Plebiscito di Padova, Furlan segna anche una delle mete della vittoria.
La statistica federale sul capitanato nel Sei Nazioni mostra però un percorso non completamente continuo: Furlan guida l’Italia nel 2019 e poi nuovamente nel 2021 e nel 2022. Nel 2020 i gradi passano a Elisa Giordano.
Elisa Giordano, dall’alternanza al lungo ciclo
Nel Sei Nazioni 2020 Elisa Giordano compare come capitana nelle formazioni ufficiali dell’Italia. In quel momento il passaggio è legato anche alle condizioni di Manuela Furlan; negli anni successivi Giordano diventerà una figura stabile della leadership azzurra.
Furlan torna infatti a guidare la squadra nel 2021 e nel 2022, ma alla Coppa del Mondo 2021, disputata in Nuova Zelanda nell’autunno 2022, il Media Guide FIR registra Elisa Giordano come capitana. È il Mondiale in cui l’Italia raggiunge per la prima volta i quarti di finale.
Dal 2023 Giordano è il riferimento continuativo del gruppo e conserva l’incarico fino alla Rugby World Cup 2025. Il suo ciclo coincide con una fase di forte trasformazione della Nazionale: aumenta il numero di giocatrici impegnate nei principali campionati esteri e la FIR introduce contratti federali per una parte significativa del gruppo azzurro.
Nel 2025 la Federazione annuncia 25 atlete contrattualizzate per l’anno solare. Il contesto nel quale opera la capitana è ormai molto diverso da quello delle prime generazioni: staff strutturato, preparazione di alto livello, programmazione internazionale e una crescente professionalizzazione del percorso delle giocatrici.
Vittoria Ostuni Minuzzi e la nuova leadership del 2026
Il 17 settembre 2026 Plinio Sciamanna sceglie Vittoria Ostuni Minuzzi come nuova capitana della Nazionale. Ha 25 anni e 49 presenze internazionali. Silvia Turani e Veronica Madia vengono indicate come vicecapitane, in quello che la FIR definisce un quadro di ridefinizione delle leadership azzurre.
Due giorni dopo, contro il Giappone a Fontanafredda, Ostuni Minuzzi raggiunge quota 50 e porta per la prima volta i gradi dall’inizio di un test. L’Italia vince 55-21 e lei segna una delle nove mete azzurre.
La distanza dal 1985 è evidente. La prima Italia si muoveva dentro una realtà organizzativa fragile e in larga parte sostenuta dalle stesse giocatrici; nel 2026 la Nazionale lavora all’interno di un programma di alto livello e formalizza una leadership composta da una capitana e due vice. Il ruolo non ha perso la propria funzione di rappresentanza, ma è cambiato l’ambiente nel quale viene esercitato.
Una cronologia che resta aperta
Dal 2007 in avanti la successione nel Sei Nazioni è ben documentata: Licia Stefan nel 2007; Paola Zangirolami dal 2008 al 2012; Silvia Gaudino dal 2013 al 2015; Sara Barattin dal 2016 al 2018; Manuela Furlan nel 2019, 2021 e 2022; Elisa Giordano nel 2020 e poi dal 2023 al termine del ciclo 2025. Dal settembre 2026 il ruolo passa a Vittoria Ostuni Minuzzi.
Prima dell’ingresso nel Torneo la ricostruzione richiede più cautela. Antonella Rossetti è documentata come storica capitana degli anni Ottanta; Mafalda Palla guida l’Italia al Mondiale 1991; Rossetti torna come capitana alla Coppa del Mondo 1998; Licia Stefan porta i gradi al Mondiale 2002 e poi accompagna la Nazionale fino all’ingresso nel Sei Nazioni.
Tra questi punti rimangono anni e partite da precisare. Referti, programmi delle competizioni, fotografie, articoli dell’epoca e testimonianze possono ancora aggiungere capitane di giornata e correggere una cronologia che oggi conosciamo soltanto in parte.
Dal 1985 al 2026 il significato dei gradi è cambiato insieme alla Nazionale: dalle giocatrici che contribuivano direttamente all’organizzazione di trasferte e raduni a una squadra inserita in un programma di alta prestazione, con contratti federali e un gruppo di leadership formalizzato.
I nomi delle capitane sono rimasti nei referti. Quello che c’è intorno racconta quanto sia cambiato il rugby femminile italiano.
