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NAZIONALE · ANALISI

Parma resta il centro,
ma il progetto si allarga:
cosa può produrre la casa delle Azzurre?

Francia, Galles e Irlanda arriveranno tutte al Lanfranchi nel Sei Nazioni 2027, mentre l’U21 giocherà a Piacenza e Reggio Emilia. Quattro anni dopo l’accordo che definiva l’Emilia-Romagna “casa del rugby femminile”, la continuità è abbastanza lunga da poter cominciare a osservarne gli effetti.

Stadio Sergio Lanfranchi di Parma, campo da rugby e pali con la tribuna sullo sfondo.
Foto: FIR

Nel 2027 l’Italia giocherà in casa tre volte nel Guinness Women’s Six Nations.

Sempre a Parma.

Il 10 aprile arriverà la Francia, il 17 aprile il Galles, il 15 maggio l’Irlanda. Lo Stadio Sergio Lanfranchi ospiterà quindi l’intero programma casalingo delle Azzurre anche nell’edizione che segnerà i vent’anni dall’ingresso dell’Italia nel torneo.

Nello stesso anno la Nazionale femminile U21 porterà le proprie Six Nations Series in altre due città della regione: una partita allo Stadio Beltrametti di Piacenza, l’altra al Mirabello di Reggio Emilia.

L’annuncio della Federazione Italiana Rugby del 25 settembre prolunga una relazione che ormai ha una storia abbastanza lunga da non poter essere letta soltanto attraverso il calendario della prossima stagione.

Nel 2023 FIR e Regione Emilia-Romagna presentarono infatti un accordo triennale che utilizzava una definizione precisa: “Emilia-Romagna casa del rugby femminile”. L’intesa coinvolgeva la Nazionale maggiore e le rappresentative giovanili, prevedendo raduni, partite e iniziative fino al 2025.

Nel 2027 saranno passati quattro anni da quell’accordo e due dalla sua prima scadenza. È un intervallo sufficiente per cominciare a guardare la parola “casa” attraverso ciò che è successo nel frattempo.

Dal 2023 al 2027: quattro anni nello stesso territorio

La continuità non nasce con l’annuncio di questa settimana.

Nel luglio 2023 Piacenza ospitò Italia-Spagna, la partita che qualificò le Azzurre al WXV 2. Presentando quella gara, la FIR definiva già l’Emilia-Romagna “casa del rugby femminile” e spiegava la scelta di Piacenza come un modo per portare la Nazionale anche in una città diversa da Parma.

Due mesi dopo l’Italia tornò al Lanfranchi per affrontare il Giappone.

Per quella partita la Federazione invitò gratuitamente 600 alunne e alunni delle scuole dell’Emilia-Romagna, dichiarando l’obiettivo di utilizzare l’evento internazionale per promuovere il rugby sul territorio.

Parma ha poi continuato a ospitare le gare del Sei Nazioni e i raduni della Nazionale. Nel 2026, durante la permanenza delle Azzurre in città, è stata inaugurata anche “La Bellezza della Forza”, mostra costruita attraverso documenti, testimonianze e materiali provenienti dal Museo del Rugby e dagli archivi federali. L’esposizione accompagnava le partite interne contro Scozia e Inghilterra e proponeva un percorso sulla storia del rugby femminile italiano e sul suo radicamento territoriale.

Partite internazionali, scuole, raduni, iniziative culturali e attività giovanile insistono ormai sullo stesso territorio da più stagioni. I dati disponibili non bastano ancora per attribuire a questa continuità una crescita di praticanti o un rafforzamento strutturale dei club, ma permettono di seguirne l’evoluzione con maggiore precisione.

Parma rimane il centro, l’U21 allarga la mappa

Il Lanfranchi continuerà a ospitare la vetrina principale, quella del Sei Nazioni senior.

Nel 2027 l’U21 giocherà invece una partita a Piacenza e una a Reggio Emilia.

Piacenza non è nuova all’attività internazionale delle Azzurre: nel 2023 aveva ospitato la Seniores contro la Spagna e nel 2026 è stata sede della sfida U21 contro il Galles.

Reggio Emilia aggiunge invece il Mirabello alla geografia delle Nazionali femminili.

La distribuzione delle sedi chiarisce il disegno territoriale: Parma conserva il riferimento della Nazionale maggiore, mentre altre città entrano nel percorso attraverso l’U21, cioè il passaggio immediatamente precedente all’alto livello senior.

Per capire quanto questa scelta possa ampliare davvero la presenza del rugby femminile servirà osservare ciò che verrà costruito attorno alle partite: pubblico, coinvolgimento dei club, scuole e occasioni di contatto con chi ancora non pratica questo sport.

Il Lanfranchi pieno misura il pubblico. Per il movimento servono altri numeri

Nell’annuncio del 25 settembre, la vicepresidente FIR Antonella Gualandri ha richiamato i due sold out registrati nelle due gare interne dell’ultimo Sei Nazioni.

È il dato più immediato disponibile per misurare la risposta del pubblico: le Azzurre riescono a riempire il Lanfranchi e la ripetizione delle partite nello stesso luogo non ha ridotto l’interesse.

L’effetto sul movimento regionale richiede indicatori diversi.

Il numero delle nuove tesserate. L’andamento delle categorie giovanili femminili. La capacità dei club di intercettare ragazze entrate in contatto con il rugby attraverso la Nazionale. La partecipazione alle partite dell’U21. La continuità dei progetti scolastici. La quota di pubblico che torna.

Sono misure diverse dal numero di biglietti venduti per Italia-Francia. Se diventeranno disponibili e confrontabili nel tempo, aiuteranno a capire quanto la strategia stia andando oltre l’organizzazione di eventi riusciti.

Il 2027 arriva vent’anni dopo il primo Sei Nazioni dell’Italia

L’Italia entrò nel Sei Nazioni femminile nel 2007.

Nel 2027 saranno trascorsi vent’anni.

In quel periodo sono cambiati il livello internazionale, la struttura delle competizioni, la visibilità, la professionalizzazione delle avversarie, il pubblico e l’attenzione mediatica.

Anche il rapporto con il territorio è diventato più definito.

Il torneo del ventennale verrà giocato con una sede casalinga ormai riconoscibile e all’interno di una regione che ospita contemporaneamente l’attività della Seniores e dell’U21.

La ricorrenza offre quindi un momento utile per confrontare due fasi molto diverse della storia azzurra e verificare quale struttura sia stata costruita attorno alla Nazionale nel frattempo.

Una “casa” può essere verificata

Nel 2023 “casa del rugby femminile” era il nome scelto per un accordo.

Nel 2027 quella definizione arriverà con alle spalle quattro anni di partite, raduni, iniziative nelle scuole, attività giovanile e presenza continuativa della Nazionale nello stesso territorio.

Il Lanfranchi può raccontare la capacità delle Azzurre di costruire pubblico. Piacenza e Reggio Emilia potranno mostrare quanto quella presenza riesca ad allargarsi oltre Parma. I progetti con le scuole possono indicare quante ragazze entrino in contatto con il rugby.

Saranno soprattutto i numeri dei club, delle tesserate e delle categorie giovanili a dire se quella vicinanza produce effetti che restano anche quando la Nazionale riparte.

Non sappiamo ancora quale sarà la risposta.

Dopo quattro anni, però, la domanda può finalmente essere formulata in maniera concreta: che cosa produce davvero, nel lungo periodo, una Nazionale femminile quando costruisce un rapporto stabile con un territorio?

Nel 2027 avremo qualche dato in più per provare a capirlo.

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